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19/11/2007
Globalizzazione

Mettete allo stesso tavolo una novantaquattrenne siciliana ed una trentaquattrenne portoghese, e dopo pochi minuti vi renderete conto che superare le barriere linguistiche non è affatto difficile.

Postato da: entrata-libera alle 10:58 | commenti (2)

05/11/2007
Per chi suona la campana

DIN-DON: SUONA BENE “IL CAMPANILE” DI CLEMENTE

Una grande nebulosa nella quale spariscono i milioni del finanziamento pubblico e i confini tra gli interessi della famiglia Mastella e quelli del partito. Questo è il quadro che emerge dall'inchiesta de 'L'espresso' sulla gestione del giornale dell'Udeur, 'Il Campanile'.

Per oltre un mese abbiamo spulciato i conti del quotidiano. Prima che se ne interessasse il pm di Catanzaro Luigi De Magistris, prima che gli fosse scippata l'inchiesta su Mastella, abbiamo intervistato i fornitori e gli amministratori, verificando che una parte delle spese del giornale finiscono nei dintorni di Ceppaloni, borgo natio del ministro. All'ombra del 'Campanile' Clemente Mastella, i suoi familiari e le loro società hanno ottenuto soldi e vantaggi grazie a un giornale finanziato con i soldi dei contribuenti.

In questa nebulosa sono finiti 40 mila euro pagati a Clemente Mastella per la sua 'collaborazione giornalistica' nel 2004; i 14 mila euro usati per acquistare i celebri torroncini di Benevento che spesso finivano in regalo a politici e giornalisti, magari con il messaggino di auguri di Sandra e Clemente. Più i biglietti aerei per i familiari del segretario e poi ancora i 12 mila euro incassati dallo studio del figlio, Pellegrino Mastella, e i 36 mila euro risucchiati in tre anni dalla sua società di assicurazioni.

La ricostruzione delle spese del quotidiano spiega meglio di un trattato il funzionamento di Mastellopoli, un luogo dove, parafrasando Von Clausewitz, la politica sembra la prosecuzione della famiglia con altri mezzi. Il giornale del partito costa ogni anno 2 milioni e mezzo di euro anche se, nonostante gli sforzi dell'ottimo direttore Paolo Festuccia, non supera le 5 mila copie. Di queste solo 1.500 passano dall'edicola per finire quasi sempre al macero. L'edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal Parlamento, spiega: "Da molti anni ricevo cinque copie ogni mattina. Non ne ho mai venduta una".
(Il ministro Clemente - Foto U.Pizzi)

Questa gigantesca 'ammuina' serve a giustificare il finanziamento pubblico: un milione e 331 mila euro. La presidenza del Consiglio rimborsa le spese 'inerenti alla testata' purché non superino un tetto pari a a circa la metà dei costi. Un sistema che premia chi spende di più e permette di sistemare molti amici e parenti. Così 'Il Campanile', con una redazione di sei giornalisti, ha visto aumentare il suo costo del lavoro in due anni da 345 mila a 834 mila euro. Nel dicembre del 2005 i debiti verso i fornitori ammontavano a 770 mila euro. 'L'espresso' ha visionato i bilanci interni e la lista dei fornitori stilati dal vecchio amministratore Tancredi Cimmino nel marzo del 2006. Ne viene fuori un quadro inquietante.

Prima è d'obbligo una premessa. Queste spese sono state approvate quando ad amministrare 'Il Campanile' c'era Tancredi Cimmino. Dopo una lite furibonda con Mastella, che non lo ha voluto candidare alle politiche, all'ex senatore è subentrato l'avvocato Davide Perrotta. Cimmino era anche segretario amministrativo dell'Udeur. Ad aprile del 2006 gli è subentrato il braccio destro di Mastella, Mauro Fabris, e a giugno il commercialista Pier Paolo Sganga. Sia Perrotta che Sganga ci tengono a precisare: "Tutti gli atti compiuti fino all'aprile 2006 ricadono sotto la responsabilità della precedente gestione. Oggi le carte sono a posto". Al di là delle responsabilità formali resta un dato politico: i beneficiari di molti pagamenti discutibili sono membri della famiglia Mastella.

Il primo a dare l'esempio è il leader. Il giornale ha accordato un bel contratto di collaborazione giornalistica a Clemente Mastella: 40 mila euro più i contributi nel 2004. Quell'anno il leader dell'Udeur aveva perso il seggio da europarlamentare e le sue entrate si erano ridotte. 'Il Campanile' pensò bene di aiutarlo con un contratto extra. Una scelta che l'amministrazione attuale difende a spada tratta: "Il segretario è un giornalista professionista che contribuisce quotidianamente all'indirizzo politico della nostra testata pubblicando numerosi articoli. Il corrispettivo di 40 mila euro, regolarmente fatturato, ha costituito quasi un atto simbolico rispetto alla sua dedizione al lavoro".

Nel 2005, secondo il bilancio provvisorio del vecchio amministratore, sono stati pagati 98 mila euro per viaggi e trasferte. Tra gli altri, in quegli anni, secondo gli ex amministratori, hanno volato Sandra Lonardo, Pellegrino ed Elio Mastella e pure la moglie di Pellegrino, Alessia Camilleri. L'ultimo decollo della premiata coppia Alessia-Pellegrino risale al marzo scorso quando il Campanile ha pagato ai due i biglietti per raggiungere Sandra e Clemente Mastella alla festa sulla neve dell'Udeur a Cortina. Gli amministratori però giurano: "Dall'aprile del 2006 non esistono altri biglietti aerei autorizzati, se non per ragioni professionali, a persone esterne al giornale. Quello che è successo prima ricade nella responsabilità della precedente gestione. E comunque Pellegrino è un consigliere di amministrazione del giornale". E i voli di Elio? No comment. E Alessia? "Ha rivestito un ruolo, in passato, nel giornale".

Nel 2005 (stando sempre ai bilanci parziali di Cimmino) 'Il Campanile' ha pagato 141 mila euro per le spese di rappresentanza e 22 mila euro di liberalità. Tra pacchi, dolciumi e torroni sono spariti 17 mila euro per il Natale 2005. Ben 8 mila e 400 euro partono dalle casse del giornale con destinazione 'Dolciaria Serio' di San Marco dei Cavoti, un paesino a pochi chilometri da Benevento. Altri 6.050 euro sono andati al Torronificio del Casale, una piccola azienda di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta. Che fine fanno tutti questi torroncini? Al 'Campanile' giurano che servono per "i regali del giornale a 200 colleghi e personalità istituzionali. La famiglia Mastella non c'entra". Eppure qualcosa non torna. Per esempio i 2.170 euro pagati alla pasticceria Millefoglie di Ponte, vicino a Benevento dovrebbero riguardare: "Il tradizionale incontro di auguri tra i vertici dell'Udeur campano e quelli del giornale". Il vecchio amministratore Tancredi Cimmino però cade dalle nuvole: "Ma quale tradizione. Io non ho mai fatto nessun incontro". E anche il pasticciere, Nicola Zampelli, ricorda una storia diversa: "Sia nel 2005 che lo scorso anno, ho consegnato più di 200 panesilli (un panettoncino tradizionale del beneventano) a casa di Clemente Mastella. Probabilmente li avranno usati per fare dei cesti. Non ho mai sentito parlare di un rinfresco".

A sentire chi la conosce bene, sarebbe proprio donna Sandra in persona, insieme alle sue collaboratrici, a confezionare con grande creatività, in quel di Ceppaloni i cesti regalo con il meglio delle tradizioni locali. Per comprare i pacchetti donna Sandra arriva al Cis di Nola, un mega centro commerciale sulla strada per Napoli. Qui nel negozio di articoli da regalo dei fratelli Casolaro sono stati spesi altri 1.150 euro, sempre a carico del 'Campanile'. Un cortese responsabile ci informa che "di solito è la signora Sandra in persona a scegliere le scatole per fare le confezioni regalo". E anche al negozio di articoli da regalo e borse Luna di carta nella piazza di Benevento risulta una fattura del 'Campanile' per 2.030 euro. "Probabilmente erano regalini. Mi sembra di ricordare che venne una macchina a ritirare tutto", dice il titolare. Una cosa è certa: gli amministratori del 'Campanile' dell'epoca con quelle spese non c'entrano. "Io non ho mai avuto rapporti con quelle aziende di dolci e regali. Arrivavano le fatture", spiega il solito Tancredi Cimmino, "e mi limitavo a firmare".

Ogni mese, fino all'inizio del 2006, l'amministratore del giornale pagava conti per spese di benzina per una media di 2 mila euro al mese. Per metà a carico dello Stato. I giornalisti del giornale però non c'entrano nulla. Questa pioggia di carburante sul 'Campanile' si concentrava sulla stazione di servizio della famiglia Parente di San Giovanni di Ceppaloni, la frazione di 600 anime dove si trova la villa dei Mastella, quella con la celebre piscina a forma di cozza. Proprio così: 'Campanile' e Udeur facevano il pieno a 250 chilometri di distanza proprio alla fine del vialetto che porta dalla villa dei Mastella al paese. Fino all'inizio del 2006 pagava il giornale, ora il partito. Ma chi usufruisce di queste tonnellate di benzina made in Ceppaloni?

Il titolare, Massimo Parente, dice a 'L'espresso': "Qualche volta viene il figlio, Pellegrino Mastella, con il suo Porsche Cayenne che ha una cilindrata di 4 mila e 200 e fa cinque chilometri con un litro. Mette in media 90 euro. Poi alla fine del mese viene un ragazzo dalla villa dei Mastella. Si chiama Daniele (Ferraro, un collaboratore di Clemente Mastella e Sandra, ndr), e mi fa timbrare la scheda carburante, non ricordo a chi è intestata". Il padre, Antonio Parente, ha gestito l'impianto fino a febbraio scorso, e ricostruisce: "Qualche volta Daniele, fa il pieno con l'auto di Pellegrino, più spesso con l'automobile usata dalla signora Sandra. Io faccio il buono e poi se la vedono loro. Compilano la scheda e non so se mettono tutto a carico del partito".

Sulle schede non sono indicate le targhe ed è difficile distinguere benzina privata e pubblica. Fonti vicine alla famiglia Mastella fanno sapere che Pellegrino avrebbe un'altra scheda carburante intestata alla sua società alla quale imputerebbe la sua benzina privata. Resta il giallo su quei 100 euro di benzina al giorno a carico prima del giornale e ora del partito (finanziati entrambi dallo Stato). Il segretario amministrativo dell'Udeur Pierpaolo Sganga paga fino a 4 mila euro al mese e spiega: "Sono legittime spese di rappresentanza riferite all'attività politica dei collaboratori del segretario nazionale del partito che peraltro non riceve nessun compenso da me. Spese giustificate, visto che in quella zona l'Udeur consegue il massimo dei voti".

La storia dell'appartamento di largo Arenula che ospita la sede del quotidiano dell'Udeur è un altro monumento al familismo. L'ufficio era dell'Inail che lo aveva affittato al partito. L'Udeur, come abbiamo già raccontato su 'L'espresso' ('Casa Nostra', n. 35) poteva comprarlo nel 2006 a un milione e 450 mila euro, un ottimo prezzo. Invece, dopo un tortuoso giro, l'affare è stato fatto da una società dei figli del segretario. In realtà quella società, secondo Tancredi Cimmino, era un bene dell'Udeur che l'aveva finanziata per ben 450 mila euro e non poteva essere ceduta da Mastella ai figli. Comunque sia, i due giovani immobiliaristi non sono stati molto riconoscenti con il partito. Appena hanno comprato la sede del giornale hanno subito aumentato l'affitto da 3 mila e 500 a 6 mila euro più Iva. Bisogna capirli. Per comprare hanno sborsato 650 mila euro cash e si sono sobbarcati un mutuo da 1,1 milioni per una rata mensile di 6 mila e 500 euro, quasi identica all'affitto chiesto al giornale (amministrato anche da Pellegrino).

L'ombra del 'Campanile' segna la traiettoria professionale del figlio maggiore. Appena laureato, Pellegrino ottiene un contratto di praticantato giornalistico a 'Il Campanile', come la sua fidanzata Alessia. Presto i due spiccano il balzo verso la professione legale: Alessia va all'Autorità delle Comunicazioni, nella segreteria dell'ex onorevole Udeur Roberto Napoli, mentre lui diventa socio dello studio Criscuolo. Gli associati sono tre: Fabrizio Criscuolo, Mastella junior e il suo coetaneo Davide Perrotta, il presidente del giornale. Proprio 'Il Campanile' (quando c'era ancora Cimmino) pagava mille euro al mese per l'assistenza legale dello studio Criscuolo.

Un contratto chiuso da Cimmino nel 2006 come quello della Acros, una società di brokeraggio assicurativo della quale Pellegrino è socio al 50 per cento. Acros ha incassato 36 mila euro in tre anni. Alla vigilia del rinnovo Cimmino ha revocato la consulenza e così Acros quest'anno si è dovuta accontentare di 2 mila euro per la polizza della serata di Roberto Benigni a Telese. "È una primaria società di brokeraggio che ha prestato attività di consulenza in vista della stipula di polizze per la responsabilità degli amministratori", precisano dal 'Campanile'. Ma le polizze poi si sono fatte? "Non se ne è fatto più nulla". Altri 36 mila euro buttati dalla finestra del 'Campanile'.

Postato da: entrata-libera alle 15:21 | commenti (3)

17/10/2007
Divertiamoci all'Aquafan

1) Andate sul sito dell'Aquafan 
2) Cliccate nel menù a sinistra "Galleria Fotografica"
3) Scegliete la galleria "20 anni di Aquafan"
4) Scorrete le foto verso destra fino ad arrivare alla n° 23
5) Notate niente di strano sul tetto dello stand?

(Update: 18/10/2007 ore 12:00)
La foto è stata rimossa

Postato da: entrata-libera alle 20:49 | commenti (3)

15/10/2007
15/10/67 - 15/10/07

Ciao Gigi,
oggi il pensiero che ti dedico tutte le mattine lo voglio rendere pubblico. Non arrabbiarti, amico mio, ma ci tengo a rompere questo piccolo patto perché oggi tutti devono avere un pensiero per te. Quel 15 ottobre di 40 anni fa non ha cambiato solo la mia vita, ma anche quella di tante persone che ti amavano e ti stavano vicine. Il mio abbraccio più forte va sempre a tua sorella Maria e a Cristiana, la donna della tua vita: il loro dolore rimbomba ancora nel mio cuore e la cicatrice di quella domenica sera mi fa sempre male.

Eravamo contenti, Gigi. Io avevo segnato tre gol alla Sampdoria e tu eri stato protagonista assoluto: era forte quel Toro e quante risate alla cena nella sede di corso Vittorio Emanuele. Eravamo seduti vicino, tu sorridevi e mi dicesti: «Domenica c'è il derby, secondo me segni di nuovo tre gol». Mi misi a ridere e a prenderti in giro: «Guarda che tre gol è un evento nel calcio, mica si possono fare sempre. E poi contro la gi**e sarebbe come un miracolo». Tu, però, insistevi ed eri sicuro della mia tripletta. Sto ancora male se penso a quelle ultime parole, perché furono le ultime che ci scambiammo. Dopo cena tu volevi andare ancora in un bar sotto casa con Poletti, mentre io volevo rivedermi i tre gol alla «Domenica Sportiva». Ero tranquillo, in pigiama sul divano, quando un giovane giornalista venne a cercarmi per darmi la notizia più brutta del mondo. Andai subito all’ospedale, c'era confusione e non volevano fare entrare Cristiana perché non era tua moglie. Io mi arrabbiai, spinsi tutti via, sfondai le porte e corsi verso la tua stanza. Capii subito la gravità e un infermiere ci disse che non c'era più nulla da fare.

Tu eri morto. Io anche. Piangevo e soffrivo, non dormii per giorni e non mi allenavo più. Fabbri cercava di farmi reagire, ma io il derby non volevo giocarlo. Il presidente Pianelli mi parlò a lungo ed io al tuo funerale avevo promesso ai tifosi di ricordarti segnando alla gi**e che ti voleva portare via. Ma ero distrutto. Scesi lo stesso in campo, avevo 39° di febbre, e segnai quella tripletta che tu avevi previsto sette giorni prima. Tutto lo stadio era una lacrima e tu eri dentro di me ad aiutarmi. Piango ancora adesso, Gigi. Tu eri il mio fratello minore: gli avversari ti picchiavano ed io ti difendevo perché tu non dicevi mai nulla. Tutti ti criticavano perché non capivano la tua intelligenza ed io mi divertivo come un matto a parlare con te e ad uscire insieme.

Mi manchi, Gigi. Quando ti ho visto su quella foto gigante al Comunale, nel giorno del Centenario del Toro, ho sorriso e ti ho sentito di nuovo al mio fianco. Salutavo i tifosi con il numero 3 e tutti erano impazziti di gioia. Ti ricordano con tanto affetto a Torino e sono sicuro che anche da Lassù stai guardando le partite. Due domeniche fa i granata hanno proprio vinto contro la Sampdoria, come 40 anni fa. Sei tu che hai aiutato Corini a spingere il pallone in rete, vero? Allora grazie Gigi: sei sempre il migliore e uno dei nostri.

(Nestor Combin)

Postato da: entrata-libera alle 10:41 | commenti

12/10/2007
12/10/1492



Postato da: entrata-libera alle 09:48 | commenti (2)

08/10/2007
L'uomo della strada

Dal diario dell'uomo della strada.

"Caro diario. Essere un uomo della strada, di questi tempi, è molto impegnativo. Una volta era sufficiente aggirarsi per i bar e sugli autobus borbottando opinioni generiche contro il governo. Ma oggi noi uomini e donne della strada rivestiamo un ruolo sociale di grande delicatezza e rilievo: basti pensare che circa la metà dei palinsesti televisivi è appaltata all'uomo della strada, alle sue opinioni, ai suoi umori. La mia giornata di ieri, davvero massacrante, è la prova provata di quanta fatica e quanta responsabilità gravino sulle nostre spalle.

Ore 9: Neanche il tempo di pettinarmi e già ero a Garlasco, in un capannello tumultuante, per gridare "Maledetto assassino" al Fidanzato dagli Occhi di Ghiaccio che usciva di casa. Ma nella concitazione ho sbagliato capannello, mi sono ritrovato in una coda davanti a un negozio di scarpe da footing e ho gridato "Maledetto assassino" a un commesso che stava aprendo la serranda. Fortunatamente era presente una troupe del Tg5 che stava facendo un'inchiesta sul caro-prezzi, e la mia immagine mentre grido insulti con gli occhi strabuzzati e la bava alla bocca non andrà sprecata.

Ore 10: Ho raggiunto il capannello giusto davanti alla casa del Fidanzato. Ho cominciato a gridare "Maledetto assassino" già un paio di isolati prima, ma quando sono arrivato sul posto mi hanno detto che il Fidanzato era appena stato scarcerato e dunque si doveva cantare tutti insieme "Perché è un bravo ragazzo". Abbiamo cantato "Perché è un bravo ragazzo" fino a mezzogiorno, quando è scattata la pausa pranzo per le troupe dei telegiornali.

Ore 13: Al bar abbiamo visto un tigì che confermava gli indizi di colpevolezza a carico del Fidanzato. Abbiamo deciso di dividerci in due gruppi di uomini della strada: uno che gridava "Maledetto assassino" e l'altro che cantava "Perché è un bravo ragazzo". Siamo finiti in un servizio di approfondimento dal titolo 'L'opinione pubblica è divisa'.

Ore 15: Il nostro gruppo considera esaurito, per adesso, l'argomento delitto di Garlasco. Ci riuniamo con i giornalisti presenti per decidere come ottimizzare il tempo a disposizione. Si decide di dividerci in Commissioni Tematiche. Alcuni di noi rilasciano dichiarazioni violentemente ostili sugli zingari e marciano su un campo nomadi muniti di torce, altri danno vita a un vivace alterco di strada pro e contro l'Alta Velocità, altri ancora rispondono a domande sui principi della termodinamica. Vengono individuati, e subito allontanati, alcuni intrusi che conoscono perfettamente la materia trattata: uno è un docente di termodinamica, viene salvato a stento dall'indignazione dei veri uomini della strada presenti. Esiste un'etica inviolabile, tra gli uomini della strada: bisogna parlare esclusivamente di cose delle quali non si sa un cazzo, altrimenti è sleale.

Ore 17: La fatica comincia a farsi sentire, ma l'orgoglio dell'uomo della strada può fare miracoli. Un'anziana tabaccaia risponde "Io sto con Beppe Grillo" a una domanda sul terzo principio della termodinamica. Un pensionato grida "Birmania libera!" a un giornalista che gli chiedeva se riesce ad arrivare a fine mese. Una coppia di impiegati accusa i Ris di Parma di essere responsabili del carovita. È un trionfo. I direttori dei telegiornali ci fanno sapere di essere molto orgogliosi delle nostre risposte a capocchia.

Ore 20: Una cena sociale ci viene gentilmente offerta dall'Ordine dei giornalisti. Vengono premiati alcuni veterani: una signora che negli ultimi anni ha già rilasciato opinioni di strada su Cogne, sull'alluvione in Valtellina, sul caso Moggi e sul riscaldamento del pianeta viene abbracciata dal direttore di 'Studio Aperto' che le propone la conduzione di un programma di approfondimento. Ma il vero eroe della serata è un ex barelliere, quasi centenario, che gridò "Basta!" per la strada già a Claudio Villa dopo il Festival di Sanremo del '59. Il suo filmato, mai andato in onda, è stato ritrovato nelle teche Rai.

Ore 23: Viene deciso, tra gli applausi, che il prossimo capannello di uomini della strada prenderà posizione ai margini di un ghiacciaio alpino, gridando "Vergognati!" al ghiacciaio che si sta sciogliendo. Tutti i telegiornali italiani assicurano la loro presenza.

Postato da: entrata-libera alle 11:00 | commenti (2)

05/10/2007
...

Avessi avuto un sasso avrei tirato quello,
avessi avuto una pistola avrei tirato quella,
avessi avuto della coca ... pure!

Postato da: entrata-libera alle 14:27 | commenti

01/10/2007
My name is Gianni

" ... hey my name is Gianni
i wuon to nourry
i wuon to nau ..."



 

Postato da: entrata-libera alle 13:06 | commenti

27/09/2007
Tutti in consiglio comunale





Postato da: entrata-libera alle 12:07 | commenti (1)

27/07/2007
Tutti al mareeeeee !!??

Cari amici vicini e lontani ... vi saluto!
Ci rivediamo il 27 Agosto ...


Postato da: entrata-libera alle 17:05 | commenti (16)

26/07/2007
In Bush we trust

Postato da: entrata-libera alle 15:33 | commenti (4)

21/06/2007
E' arrivata ...

... la stagione dei monsoni, a Torino!


























Postato da: entrata-libera alle 11:25 | commenti (13)

13/06/2007
A me gli occhi !!!

Postato da: entrata-libera alle 14:38 | commenti (4)

24/05/2007
Hai voluto la bici?

Una tresca amorosa scoperta dalle telecamere dell' elicottero

LA SPEZIA - Il Giro d'Italia ha scoperto una tresca amorosa. In diretta tv, grazie alle telecamere dell'elicottero al seguito della carovana rosa, un quarantenne spezzino è stato inquadrato mentre era al mare in compagnia di una donna che non era la moglie.

E' stato un parente, ignaro, a far scoprire tutto alla moglie dell'uomo. Si è complimentato con la donna, che credeva essere la bagnante a fianco del consorte, ben ripreso dalle telecamere: lei, ovviamente, è caduta dalle nuvole, ma ormai la frittata era fatta. Quello sulla battigia di Marinella, sul litorale del Comune di Sarzana, era proprio il marito. E il rientro dell'uomo, con i segni evidenti della tintarella, hanno fatto il resto.

La storia ha fatto il giro della vallata del Magra, dove si è registrato l'infortunio amoroso, ed è finita sulle cronache dei giornali locali.

(La Repubblica)

Postato da: entrata-libera alle 15:11 | commenti (5)

16/05/2007
Giustizia divina

Postato da: entrata-libera alle 12:38 | commenti (4)

15/05/2007
Tengo famiglia

Gent.mo dr. Paul Wolfowitz,

mi rivolgo a lei per portarle la solidarietà mia e del mio paese per lo spiacevole incidente occorsole nel suo. Ho visto la conferenza stampa in cui lei, sudato e tremante, chiedeva scusa per aver procurato la promozione e l'aumento alla sua amante, la bella tunisina Shaha Riza, manager della Banca Mondiale da lei presieduta. I soliti moralisti protestanti han tirato fuori il codice etico e il conflitto d'interessi.
Che paroloni! Lei, dr. Wolfowitz, non ha sbagliato a promuovere la sua donna:lei ha sbagliato paese. Da noi, per dire, i codici etici e i conflitti d'interessi sono caduti in prescrizione da un pezzo.
Per parenti, amici e amanti, si fa di tutto, di più. Alla luce del sole, con un certo vanto. Diceva Longanesi: "Nel tricolore andrebbe scritto:tengo famiglia". Da noi è tutto ereditario, dalle cariche alle cattedre: abbiamo persino abolito la tassa di successione. Siamo un paese di mamme, babbi, figli e soprattutto nipoti. Ci scherzava già nel '400 il card. Enea Silvio Piccolomini, appena divenne papa Pio II: "Quand'ero solo Enea, nessun mi conoscea; ora che sono Pio, tutti mi chiaman zio".

Se visitasse la Rai, scoprirebbe decine di cognomi famosi, soprattutto politici: De Martino, Andreatta, Berlinguer,Donat-Cattin, Leone,Letta, Mancini, Mancino, Piga, Rauti, Ruffini, Scelba, Squillante, Bernabei, Buttiglione, Cariglia, Sottile,Zanda, Matteoli.Non sono omonimi:sono proprio parenti. Hanno assunto l'autista e l'assistente di Berlusconi, e persino  il figlio della segretaria di Gelli. Ma a Mediaset è lo stesso.

Poi si faccia un giro in Parlamento. Lì il seggio è ereditario Ci sono i figli d'arte. Craxi,quello che voi chiamereste latitante e noi chiamiamo esule, ha lasciato in eredità addirittura due seggi: la figlia Stefania deputata di destra, il figlio Bobo sottosegretario a sinistra. Forlani,  più modestamente, ha piazzato un solo figlio, Alessandro (Udc). Anche perché non ne ha altri. Cossiga ha portato il figlio Giuseppe (FI) e il nipote Piero Testoni (FI). Perchè i parlamentari non li eleggiamo più: li nominano i partiti, con le liste bloccate. E' molto più pratico. Al Senato è arrivato il fratello di Pecoraro Scanio, Marco, che s'era fatto valere come terzino dell'Avellino. Poi c'è l'esercito delle mogli, versione italiana delle  quote rosa. Alla Camera ora siede la prima moglie di Paolo Berlusconi, Mariella Bocciardo (FI). Al Senato c'è la signora Bassolino, Annamaria Carloni. Madama Fassino, Anna Serafini, è deputata per la quinta volta. Il regolamento Ds vietava più di 2 mandati, ma ci hanno aggiunto una parolina: "consecutivi". Lei aveva saltato un turno, ed è rientrata.
Pasquino li chiama "ricongiungimenti familiari in Parlamento".

Ma il più devoto ai sacri valori della famiglia è Clemente Mastella. La  sua signora, Sandra Lonardo, l'ha sistemata alla presidenza del consiglio regionale Campania. Il cognato Pasquale Giuditta invece l'ha fatto eleggere alla Camera. Lui naturalmente è il ministro della Giustizia. Ma non è vero che si occupi solo dei parenti: l'altroieri ha promosso direttore generale del ministero Gianpiero Nuvoli, un ex forzista passato all'Udeur che aveva proposto di impiccare Borrelli sulla forca. L'uomo giusto per la Giustizia.
E, visto che gli piace il patibolo, gli han dato la delega ai diritti umani.

Purtroppo in Parlamento i posti sono limitati: solo 945. E anche al governo: solo 103. Chi resta fuori, si arrangia come può. Per esempio sfruttando al massimo i posti di portaborse. Leggere 'La Casta', il nuovo libro di Stella e Rizzo, per credere. La senatrice FI Elisabetta Casellati, dopo lunghe selezioni, s'è portata alla Camera la figlia Ludovica. Bossi, nemico giurato del clientelismo di Roma ladrona, sistema il fratello Franco e il figlio Riccardo al Parlamento europeo, come assistenti degli on. Salvini e Speroni. I curriculum sono di tutto rispetto: Riccardo è  studente fuori corso, Franco ha un negozio di autoricambi a Fagnano Olona. Altri  due leghisti si sono scambiati le mogli a Montecitorio:l'on.Ballaman assume come assistente la moglie dell'on. Balocchi, che ricambia ingaggiando la  signora Ballaman.

Poi ci sono le cadreghe di sottogoverno: la moglie di Follini, arch. Elisabetta Spitz, è nominata dai governi di destra e sinistra direttore dell'agenzia Demanio. Chissà la fatica per conservare l'incarico, con quel marito famoso, specie dopo che è passato da destra a sinistra.

Poi gli enti locali: altra fabbrica di poltrone mica male. A conduzione famigliare. In Calabria prima la maggioranza di destra, poi quella di sinistra hanno assunto per chiamata diretta oltre 200 parenti, amici e amici degli amici nelle strutture speciali regionali. L'assessore al Lavoro Egidio Masella (Prc) aveva promesso più occupazione: infatti, appena arrivato in assessorato, ha assunto la moglie Lucia. Il governatore Loiero l'ha cacciato, ma poi ha confermato in giunta Pasquale Tripodi (Udeur), 3 cugine assunte al concorsone regionale: chissà che brave, per superare quella parentela penalizzante. Lui dove sta? Al Personale, e dove se no? Alla fine la Regione ha dovuto approvare una legge che vieta di nominare parenti nelle strutture regionali: i politici si son legati le mani, perchè se le lasciano libere non rispondono delle proprie azioni. Giorni fa Cristiano Di Pietro, consigliere provinciale di Campobasso, è stato ricevuto per una riunione sull'energia eolica dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che è pure suo padre. E' uscito molto soddisfatto. Poi dicono che nelle famiglie non c'è dialogo.

E occhio alle Asl: la moglie Fini, Daniela, è socia in un paio di cliniche finanziate dalla giunta Storace. Il quale aveva pure nominato direttore generale di un'Asl Mauro Floriani, marito di Alessandra Mussolini. Che però, dopo le polemiche, s'è ritirato.

Nel calcio, fino all'anno scorso, regnava una cupoletta chiamata Gea Word, inventata da Luciano Moggi riunendo tanti figli e figlie di papà: il suo e quelli del banchiere Geronzi, del citì Lippi, dell'on. De Mita, dei
bancarottieri Tanzi e Cragnotti. Da quelle parti si faceva le ossa un giovane procuratore in erba, Pellegrino Mastella. Che non è omonimo del ministro: è proprio suo figlio.

Montanelli, contro il nepotismo, proponeva una soluzione drastica: sterilizzare i vip. Naturalmente non gli diedero retta. Perciò, dr. Wolfowitz, se le andasse male alla Banca Mondiale, si trasferisca in Italia.
Avesse fatto le stesse cose qui, a quest'ora sarebbe capo del governo.
Minimo, la inviterebbero al congresso Ds e a comprarsi Telecom. Da noi la famiglia viene prima di tutto. Anzi, se si spiccia con l'aereo, arriva giusto in tempo per il Family Day.

Marco Travaglio

Postato da: entrata-libera alle 14:05 | commenti (2)

04/05/2007
04/05/1949 - 04/05/2007

Postato da: entrata-libera alle 09:16 | commenti (4)

19/04/2007
The Incredible Machine

Postato da: entrata-libera alle 15:55 | commenti (1)

03/04/2007
Segnali di vita



Ho solo bisogno di tempo.

Postato da: entrata-libera alle 14:01 | commenti (16)

08/03/2007
E ti vengo a cercare

E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo ormai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un'immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza.

Franco Battiato

Postato da: entrata-libera alle 14:03 | commenti (27)

02/03/2007
Uomini & Donne

Postato da: entrata-libera alle 14:23 | commenti (7)

21/02/2007
L'ultimo bicchiere

Postato da: entrata-libera alle 11:12 | commenti (19)

20/02/2007
XXXII° Genetliaco

1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32 ... e che festa sia !!!

Postato da: entrata-libera alle 09:02 | commenti (3)

14/02/2007
Lentamente

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marea,
chi non rischia e chi non cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi preferisce nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che una serie d'emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire dai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge e chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordandoci sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Pablo Neruda

Postato da: entrata-libera alle 09:53 | commenti (2)

02/02/2007
Stiamo dando i numeri

E' proprio vero che, noi tifosi del Toro, siamo diversi da tutti gli altri. Guardate il calendario per il mese di Febbraio 2007 pubblicato su ToroNews.

Postato da: entrata-libera alle 12:18 | commenti (8)

01/02/2007
Berluschino amoroso

Ma una telefonata? Capisco che fra coppie di un certo livello parlarsi di persona non usi più: i Clinton comunicano attraverso i portavoce. Però uno scambio di messaggini, un incrocio di mail, un Cicchitto travestito da piccione viaggiatore e telecomandato da Emilio Fede. Niente. I coniugi Berlusconi sono amanti delle belle lettere. E così Miriam detta Veronica, che per anni aveva sovranamente ignorato i tradimenti veri o presunti del marito, si inalbera per qualche battutina smargiassa che l’arzillo settantenne ha dedicato a due vallette e, con una perfidia di molto superiore alla riservatezza, gliene chiede conto su Repubblica, il foglio del nemico. Un po’ come se Flavia Prodi scrivesse al Giornale per lamentarsi che Romano non indossa una giacca a vento decente dal 1967: anche se l’impatto dei personaggi e degli argomenti, ne converrete, è minore. Tanto più che la signora Veronica non si accontenta di scuse private. Pubbliche, le pretende. Basterà l’Ansa o bisognerà chiamare la De Filippi?

Proiettato nel bel mezzo di una di quelle trame televisive di quart’ordine che hanno arricchito lui e rimbecillito la nazione, cosa fa il prode Silvio? Studia i precedenti illustri. Al Bano e la Lecciso su tutti. E decide di sovvertirli: niente liti in diretta, magari durante un forum sui Pacs moderato da Eugenio Scalfari. Il Principe Azzurro userà la sua arma migliore, la strategia del sorrisone. Ci piace immaginarlo nel suo ufficio mentre ordina al fido Bondi di sedersi alla scrivania in pelle umana per dettargli l’ormai leggendaria Lettera Di Scuse. Si tratta di un testo che i maschi di destra e di sinistra useranno negli anni a venire come traccia per le loro retromarce coniugali. Ma anche di un reperto che gli storici del futuro dateranno con ogni probabilità all'inizio del Novecento, tratti in inganno dall'uso di parole polverose come «bagatella».

Bondi, curvo sul tavolo, intinge la penna nel calamaio, mentre una voce milanese alle sue spalle attacca a declamare: «Cara Veronica, eccoti le mie sc, le mie scu...». Qui si sarà fermato, paralizzato dall’orgoglio come il Fonzie di Happy Days. Ma una volta trangugiata l’amara medicina, ha proseguito spedito come in un flusso di coscienza: «Ero recalcitrante a fartele in privato, perché sono giocoso ma orgoglioso. Sfidato in pubblico, la tentazione di cederti è forte. E non le resisto». Traduzione in sincerese, la lingua meno parlata del mondo: «Ho fatto il cascamorto con le curve paraboliche del Bagaglino senza minimamente preoccuparmi delle conseguenze che le mie battute da cumenda avrebbero prodotto sul tuo amor proprio. Ma dopo che tu mi hai inferto una coltellata alle spalle, spiattellando i fatti nostri sul giornale di De Benedetti, io non posso che fare buon viso a cattivo gioco e lasciar credere a quei gonzi invidiosi della sinistra, i quali sicuramente ci cascheranno, che questo minuetto degno di Casa Vianello sia stato architettato dal sottoscritto per riportare il suo faccione nei titoli d’apertura dei tg».

Il che è puntualmente avvenuto, perché ormai la sinistra ragiona come il suo avversario e, quando il portavoce di Prodi assegna al Berluschino Amoroso «un bel dieci in comunicazione», manco si pone il problema della possibile sopravvivenza in questo Paese di una comunità di persone infastidita dallo spogliarello pubblico di magagne private. L’importante per ogni politico è riguadagnare il centro della scena. E se in platea c’è chi sente ancora l’eco di un lontano disgusto, peggio per lui: è ancorato ai valori borghesi, che ormai sopravvivono solo in qualche sparuto operaio o impiegato in pensione. La massa elettrice e consumatrice non ha di questi scrupoli: applaude ai funerali e non trova affatto volgari i ricchi che litigano a mezzo stampa: semmai democratici.

Il resto della lettera racconta il Berlusconismo meglio di un trattato. La mozione degli affetti («siamo insieme da una vita»). L’incensamento della controparte («quella splendida persona che sei»). E un’ammissione velata della crisi coniugale («è un periodo di turbolenza e di affanno») subito riscattata dall'happy end berluscottimista: «Ma finirà, e finirà nelle dolcezze come tutte le storie vere». Segue l’Autocompassione, autentica specialità della casa. Silvio si descrive alla moglie come un moderno Atlante sovrastato da un globo di responsabilità, che talvolta osa concedersi una parentesi di distrazione non più lunga di uno spot o di una barzelletta, le sue vere passioni, per assecondare il proprio carattere «giocoso, autoironico e spesso irriverente».

Qualcuno vi troverà il tentativo di mascherare un tradimento reale o un innamoramento senile. Questo spiegherebbe l’uso dell’arma impropria da parte di Veronica: non la vendetta perfida di una donna lucida, ma la mossa disperata di una moglie in bilico. Ma a noi, ultimi derelitti borghesi, piace pensare che per una volta Berlusconi abbia quasi detto la verità e che il suo sia stato il classico caracollare vanaglorioso del bauscia. Perché nulla rivela l’uomo come la sua barzelletta preferita. «Un aereo cade su un’isola deserta, si salvano solo Claudia Schiffer e un certo Esposito. In mancanza di alternative, la modella finisce per cedere alla corte dell’omino. Il quale, dopo la sorpresa iniziale, cade in depressione. La Schiffer si offre di consolarlo. Allora lui prima la fa vestire da maschio, poi le disegna dei baffi sulla bocca, infine le chiede di lasciarsi chiamare, anziché Claudia, Giovanni. A quel punto, finalmente risollevato, si gira verso di lei e le fa: «Giovanni, non ci crederai! Mi sono fatto la Schiffer!». E ogni volta che la racconta Berlusconi ride di pancia, «giocoso» come un eterno bambino.

Massimo Gramellini

Postato da: entrata-libera alle 11:48 | commenti (1)

Il mio collega di lavoro, mi deve pubbliche scuse







Thanks to CandysRoom

Postato da: entrata-libera alle 10:28 | commenti (4)

16/01/2007
Tu vuò fa l'americano

Caro Presidente,

intanto grazie per il tuo discorso alla Nazione, è bello sapere che ci parli ancora dopo quello che ti abbiamo combinato a novembre. Ascoltami, posso essere franco? Mandare ancora 20.000 uomini non mi pare sufficiente a sistemare le cose. Vorrebbe dire soltanto riportare il numero di soldati ai livelli dell'anno scorso. E noi già perdevamo l'anno scorso! Abbiamo già spedito in Iraq più di un milione di uomini dal 2003. Poche migliaia in più non sono lontanamente sufficienti a trovare le armi di distruzione di massa che cerchiamo! Cioè, voglio dire ... a trovare i colpevoli dell'11 settembre e portarli alla giustizia! No scusami, dimentica anche questa ... vediamo ... ah ecco: a portare la democrazia in medio oriente! Ottimo, proviamo questo.

Presidente, devi mostrare molto più coraggio, vecchio mio. Questa la devi vincere. Caspita, hai beccato Saddam, no? L'hai appeso all'albero più alto! Non male il video, pareva di essere tornati nel buon vecchio west col boia più delinquente del ladro di cavalli, con linciaggi e tutto il resto. Guarda, lo devo ammettere, sono imbarazzato per il guaio in cui ti sei infilato. Come ha detto una volta Ricky Bobby se non sei primo, sei l'ultimo. E, sinceramente, il fatto che tu venga umiliato di fronte a tutto il mondo in questo modo, non porta niente di buono a noialtri americani.

Capo, dammi retta. Tu ci devi mandare milioni di soldati in Iraq, non migliaia. L'unico modo per sfangarla stavolta è inondare l'Iraq con milioni di noialtri! Ok, ho capito che sei a corto di soldati, allora guardati un po' in torno. Devi farti entrare in zucca che l'unico modo per far fuori un paese di 27 milioni di abitanti, l'Iraq, è mandarci almeno 28 milioni di americani. Ecco, così funzionerebbe ... Facile: i primi 27 milioni accoppano un iracheno ciascuno, così la ribellione si sistema in quattro e quattrotto, L'altro milione si ferma lì e ricostruisce il paese, facile, no? Ora, prevedo la tua domanda: dove li trovo 28 milioni di americani pronti a partire per l'Iraq? Considera qualche suggerimento:

1.Oltre 62 milioni di loro ti hanno votato due anni fa(ed eravamo già da un anno e mezzo in una guerra che sapevamo di perdere ...) Ho fiducia che almeno un terzo di loro sia disponibile a mettere il proprio corpo là dove già ha messo il proprio voto e a firmare come volontario. Conosco un sacco di loro e sono certo che non sia il tipo di gente che chiede ad altri di combattere la battaglia che loro giudicano necessaria, standosene nascosti in America.

2.Inizia una campagna di feste col titolo «Accoppa un Iracheno party» e lanciala per tutto il paese. Lo so che suona tanto come un'idea stile 21° secolo ma sono già stato a qualche festicciola del genere e, ti assicuro, ti stupiresti di quante idee innovative comincino a spuntare fuori dal terzo mojito in avanti... io dico che un bel 5 milioni li tiri su così.

3.Manda in Iraq tutti i giornalisti dei grandi media. Dopo tutto ti hanno dato una mano a cacciarci in quella guerra e un bel po' li hai già addestrati a fare gli embedded! Se poi, a questo punto, non siamo ancora ai 28 milioni, arruola obbligatoriamente tutti i telespettatori di Fox News e dovresti avercela fatta.

Presidente Bush, non è il momento di mollare! È il momento di essere duri e portare a casa il risultato! Quindi non fare la femminuccia lesinando coi soldati. Parti col tuo popolo e guidali tu personalmente come un vero comandante in capo! Che nessun moderato rimanga indietro! Avanti a tutta forza! Per quanto riguarda noi di sinistra prometto che saremo vicini, scriveremo spesso. Vai e prendili tutti George!


(Michael Moore)

Postato da: entrata-libera alle 14:29 | commenti (27)

Di tutta l'Erba, un fascio

"La spaventosa mattanza cui ha dato luogo a Erba un delinquente spacciatore marocchino ci prospetta quello che sarà, molte altre volte, uno scenario a cui dobbiamo abituarci. Al di là dell' "effetto indulto", che qui come in altri casi dà la libertà a chi certo non la merita, vi è e resta in tutta la sua spaventosa pericolosità una situazione determinata da modi di agire e di reagire spazialmente lontani dalla nostra cultura e della nostra civiltà. Quel che è successo a Erba può succedere, in ogni momento, dovunque personaggi non integrati semplicemente perché non integrabili, hanno trovato nel nostro territorio e, purtroppo, anche in Padania facile accoglienza, ottusa tolleranza, favoritismi politico-sociali d'ogni genere. E' ora di finirla"

(Mario Borghezio - ANSA - 12 Dicembre 2006)

Postato da: entrata-libera alle 14:23 | commenti (2)

12/01/2007
Donna al volante

Postato da: entrata-libera alle 13:19 | commenti (10)